Ma si impara qualcosa da quello che si legge?
La risposta è semplice: si:
Si impara sempre qualcosa da quel che si legge, così come da quel che si vede: film, quadri, albe e tramonti.
Così come si impara qualcosa da quel che si ascolta: musica, discorsi, ma anche suoni e rumori vari.
La differenza non è tanto nella ³qualitಠdi quello che si legge o vede o ascolta, ma nell¹interesse che ci mettiamo, o meglio nella nostra capacità di raccogliere informazioni.
Certo probabilmente si trovano più materiali per il cervello nel volume dei Meridiani su Hemingway che in un giallo, ma non è sempre detto.
Di paragoni tra letteratura alta e bassa se ne potrebbero fare all¹infinito, così come tra la musica classica e la canzoni pop, o tra un panorama unico e la vista dalle finestre da casa mia.
Così come si impara qualcosa sulla gente guardandola, sia a Bombay, in mezzo al fascino esotico, che in Via Torino a Milano, durante l¹assalto dei ragazzini il sabato pomeriggio, dove ti verrebbe voglia di prenderli tutti a schiaffi.
La differenza è sempre nel nostro occhio, orecchio, cervello.
Certo se devi preparare un esame universitario è meglio studiarsi i ponderosi tomi relativi.
Ma nella maggior parte dei casi le informazioni che formano le nostre opinioni non passano attraverso la rigorosa logica analitica, anzi.
Passano attraverso le emozioni, proprio così, le personalissime e difficilmente condivisibili emozioni.
I Greci lo sapevano bene e per spiegare il mondo in cui vivevano, in mancanza di strumenti scientifici, si affidavano al mito e alla sua conseguenza, le credenze religiose.
Per spiegare l¹animo umano invece usavano iil teatro, la Tragedia.
Perché solo attraverso un coinvolgimento dell¹attenzione mediante l¹emozione credevano di poter distribuire conoscenza e cultura, insomma quello che in parte forma la base delle proprie opinioni personali.
L¹altra parte è formata dall¹esperienza, dal coinvolgimento personale come fatto unico e irripetibile nelle cose della vita.
Un¹opera culturale sia essa musica, libro, quadro, film, etc, etc, ha un grande impatto quando tocca le corde interiori delle emozioni di tante o addirittura tantissime persone.
E in quanto mezzo che raggiunge tante persone contribuisce a formarne la visione del mondo, sia personali che, a livelli più estesi anche storici e sociali.
Se ci pensate bene è così anche in tempi più recenti, anche oggi che la ragione e la scienza dovrebbero darci tutte le risposte.
Ad esempio: cosa ci dirà di più sul diventare uomini, sul maturare, sulla fine della giovinezza?
Un libro come La Linea d¹ombra di Conrad, o qualche ricerca
psico-sociologica?
Cosa ci dirà di più sulla capacità di Resistenza al Fascismo: ³Per chi suona la Campana² e i libri di Fenoglio, o il diario giornaliero di una Brigata Garibaldi?
Ci ha fatto vedere di più la guerra Guernica di Picasso, o il 3° volume del Villari al Liceo?
Ci ha raccontato di più il futuro Blade Runner o l¹analisi di qualche futurologo?
Non importa che poi il mondo di Blade Runner non sia (ancora) reale, importa invece che per molti anni quello era il modello che si immaginava, e di conseguenza si prendeva a misura delle proprie aspettative sul futuro.
Sostituite i titoli dei libri, film, quadri con quelli che sono stati importanti per voi, è lo stesso.
Il risultato è che il nostro sentimento, parere, visione del mondo, chiamatelo come volete, su quel che ci circonda è formato anche e soprattutto da informazioni ed emozioni tratte da opere che in realtà sono letteratura, e non trattato scientifico.
E men che meno da opere che sono manuali di studio.
Certo i manuali servono a dare conoscenze specifiche, ad approfondire, ma tranne che a scuola, dove si è è obbligati, di solito legge un saggio se si ha già un interesse per un campo specifico.
Interesse che gli è nato a seguito di quel mischione di curiosità, emozioni, interessi di cui parlavo prima.
Ma veniamo ancora più vicino a noi, all¹oggi, qui.
Impareremo di più sull¹Italia in cui viviamo guardando la TV, parlando con la gente intorno a noi, fermandosi per strada a guardarli, o leggendo un trattato?
La Tv ad esempio è la proiezione immaginaria di chi ci governa realmente.
Certo le due cose (trattati e osservazione emotiva) si sostengono a vicenda, ma senza la spinta della curiosità intellettuale non ci formeremo mai un opinione personale.
Volendo diffondere una visione corretta ed alternativa dell¹irrealtà che è subentrata alla realtà, anche nella nostra vita quotidiana, a quali tipi di comunicazione vogliamo affidarci?
Dobbiamo affidarci al trattatelo politico, o alla comunicazione ad altri di emozioni, punti di vista, storie personali, esperienze?
Hemmingway diceva che bisogna scrivere di ciò che si conosce. E conoscere vuol dire averne avuto esperienza.
Certo è una metafora letteraria, ma la verità è quella.
Ritengo che Il Volante Rosso debba sfruttare a fondo la capacità di raccontare che sono comuni a tutti.
Raccontare noi stessi, le storie che ci vengono in mente.
Perché in qualsiasi cosa venga scritta ci sarà l¹emozione da condividere, la visione del mondo da raccontare agli altri.