“Sia folgorante la fine”

22 febbraio 1980 – 22 febbraio 2010.

Sono passati esattamente 30 anni dall’omicidio di Valerio Verbano a Roma ad opera, verosimilmente, dei NAR, pure se, anche questa, è stata una delle tante, troppe, inchieste sul terrorismo di destra finite nel nulla.
E’ assolutamente casuale che io abbia letto proprio durante questo weekend il libro scritto a quattro mani da Carla Verbano e Alessandro Capponi, ma devo ammettere che mi ha dato emozioni e stimolato riflessioni che vorrei condividere.

Carla è una donna di ormai 86 anni, che sa che sicuramente non sarà rimborsata dalla vita con l’esaudimento del suo desiderio di poter chiedere “perché?” agli assassini di suo figlio, ma non per questo si è arresa. Quella che traspare dal libro è l’immagine di una donna di grande umanità, intelligenza e, perché no, senso pratico – valga, come esempio, il corso di informatica, frequentato tre anni fa, per poter navigare in Internet e raccogliere informazioni sulla realtà di Roma tra la fine degli anni ‘70 e i primi degli ‘80.

Certo, questo involontario autoritratto già di per sé sarebbe un sufficiente stimolo alla lettura, se poi si aggiunge che l’omicidio di Verbano ha rappresentato un salto di qualità inedito del terrorismo fascista, considerate le modalità con cui è stato portato a termine, la gravità dell’episodio gli garantisce un posto di diritto nella Memoria.

Ho riflettuto anche sul Perché di questo libro, in un periodo in cui sono parecchi i casi di famigliari che si interrogano sul loro vissuto, mi vengono in mente Anna Negri e Benedetta Tobagi (*), ma, pur rispettando i lavori delle autrici appena citate, “Sia folgorante la fine” ha qualcosa in più, ed è proprio l’età di chi l’ha scritto che, ai miei occhi, è una garanzia di buona fede. E non dimentichiamo che, come riportato nella narrazione, il ricavato dalla vendita del libro, o parte di questo, sarà devoluto alla Palestra Popolare Valerio Verbano.

“Sia folgorante la fine” è un libro che non fa sconti a nessuno: non ai fascisti, logicamente, ma neanche all’estremismo privo di prospettiva di alcune frange dell’Autonomia. Non, è ovvio, ai rappresentanti delle Istituzioni, anzi, è curioso che ce ne sia anche per Pertini, l’uomo politico sempre tratteggiato come ideale. E’ anche un lavoro sorretto da una lucidità di fondo quasi strabiliante, considerato il coinvolgimento emotivo di chi l’ha voluto.

(*) Non ho citato, volutamente, Licia Pinelli, ma solo perchè non ho letto il suo libro.

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